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Milano, odi et amo
C'è chi pensa che Milano sia una città che si può solo amare, o solo odiare. Per me non è così. L' odi et amo che questa città mi suscita da sempre è dei più classici.
 
Ci sono numerosi proverbi che ritraggono Milano come una città invivibile per la sua vita frenetica, il suo temperamento rigido e i suoi colori cupi. Alcuni dicono sia un po' la Londra italiana. Come si sa, ogni detto popolare ha un suo fondo di verità, per cui è senza dubbio vero che quando si entra a Milano, per più di 300 giorni all'anno, il colore in cui ci si immerge è un grigio plumbeo, tristemente uniforme, sovrastato da un cielo che di norma è di un bianco comatoso, cielo che però è «così bello quando è bello...» per citare il Manzoni. Perché sì, è vero che Milano quasi mai appare bella, per sua natura ha un viso tutt'altro che delizioso e un carattere per niente zuccherino, eppure a volte sa essere bella in modo eccezionalmente prezioso.
 
Per sfatare qualche leggenda c'è da dire che non è vero che a Milano non c'è nient'altro che la nebbia, come non è vero che Milano è solo una città d'affari, che puzza di soldi.
Milano è una città in movimento, cosmopolita e sempre tesa all'avanguardia, probabilmente è la città più europea d'Italia. Per capirci, tra le sue le strade, sui tram, è più facile sentire parlare in inglese che in milanese, dialetto quasi del tutto scomparso tra le nuove generazioni. Ma c'è anche dell'altro. Pur non essendo una città dalla natura prorompente, la sorpresa con cui in certi giorni il cielo milanese si tinge di tinte prodigiose al tramonto, regala spettacoli incantevoli, spettacoli per pochi, perché pochi, ahimè, in questa città si fermano a guardare. Perché, se non è vero che i milanesi hanno solo la nebbia, è vero invece che i milanesi vanno tutti di fretta. Chi quotidianamente gira per le strade di Milano, spesso non ne assapora l'atmosfera languida che, molto discretamente, questa città regala. Atmosfera che quindi svanisce, tra una corsa e l'altra, disperdendosi un po' ovunque come fumo nell'aria. Questo è quello che odio di Milano e del consueto modo che si ha di viverla.
 
Quello che di lei amo invece è il suo sguardo pluralista, sempre attento a ciò che succede al di fuori delle mura non solo cittadine, ma ben oltre. Amo il suo essere aperta alle esperienze culturali più importanti e al contempo alle manifestazioni più di nicchia. Anche se, ad essere onesti, questo spesso porta ad avere un esercito di intellettualoidi, che si aggira con una tipica espressione milanese un po' trendy-chic e un po' snob, per gallerie d'arte, cinema, teatri e happyhour culturali, ed ecco quindi che mi torna la voglia di bocciare questa città.
 
Ma d'altra parte trovo che perfino l'enorme malinconia che il grigiore milanese, complice un clima piuttosto severo, trasuda, sia più una malinconia dolce, niente affatto rancorosa, pressoché romantica. E quando queste immagini prendono vita, mi viene quasi voglia di promuoverla, questa Milano dalla faccia butterata.
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